Oli essenziali


Olio essenziale di fiori di arancio



Essenza di Neroli. L’olio essenziale di neroli, così chiamato perché lo mise in voga una principessa di Nerola, nel Lazio, tanto sotto forma di essenza vera e propria che sotto forma di acqua distillata (nel Medio Evo e nel Rinascimento questa era chiamata "Acqua nanfa"), si otteneva per distillazione dei fiori freschi dell’arancio dolce ed amaro.

Ora invece, con la denominazione di neroli bigarade, si intende esclusivamente l’essenza prodotta per distillazione con vapore d’acqua dai fiori di arancio amaro (citrus aurantium L., sub. Amara var. bigardia Risso) della famiglia delle Rutacee, che danno una resa in essenza dello 0,1% in media. Migliore resa in qualità e quantità di prodotto si ottiene con i più moderni tipi di impianti a corrente di vapore. Va tenuto presente che circa un terzo se non oltre del totale dell’essenza distillata, si scioglie nell’acqua (prevalentemente alcool feniletilico). Da ciò il pregio dell’acqua distillata di fior d’arancio.

La distillazione dei fiori d’arancio amaro, era, nel secolo scorso, caratteristica del meridione della Francia, ma poi si diffuse anche in altre località a cominciare dalla nostra Riviera di Ponente, dove si sono potute ottenere delle essenze di primissima qualità. Oggi si distilla in Algeria, Spagna, Siria, Cipro, ma soprattutto in Sicilia e Calabria.

Anche i fiori d’arancio, al pari di molti altri fiori quali gelsomino, rosa, gaggia, mimosa, tuberosa, ecc., possono venire trattati per mezzo di solventi volatili (etere di petrolio), per ottenerne l’assoluta, i cui caratteri olfattivi, fisici e chimici differiscono notevolmente dal prodotto distillato.

Infatti, mentre l’assoluta è di colore rossastro-bruno molto carico, l’essenza appena distillata è di colore giallo assai pallido. Per esposizione alla luce inscurisce gradatamente a causa dell’indolo che contiene, con il trascorrere del tempo assume una colorazione bruno-rossastra sempre più marcata. L’essenza di neroli possiede inoltre una leggera fluorescenza, sapore amaro aromatico, e profumo estremamente gradevole di fiori d’arancio. Le essenze pure, oltre alle caratteristiche olfattive loro proprie, debbono presentare le seguenti costanti: peso spec .a 15° da 0.870 a 0,881; pot.rot. da +1°30? A + 9°80’ (nella media + 7°); ind.di rifr. Da 1,468 a 1,474; num. Di ac. Non oltre 1,8; num. Di esteri 16¸ 69; tenore in antranilato di metile 0,45¸ 1,10%; 1 vol. deve essere solubile in 1¸ 2 vol. di alcool a 80° (per ulteriore aggiunta la soluzione si intorbida, e dopo riposo si raccolgono alla superficie dei cristallini di paraffina). La soluzione alcolica dell’essenza di neroli ha una caratteristica fluorescenza blu-violetta, che diviene particolarmente visibile allorché alla soluzione alcolica si aggiunge nuovo alcool, e in particolare modo se questo è a più bassa gradazione. Con prolungato raffreddamento al disotto di 0°, l’olio essenziale si intorbida per separazione di paraffina, arrivando in taluni casi sino a rapprendersi in una massa butirrosa.

Data l’elevata solubilità, le acque di distillazione vengono trattate per ricavarne un’essenza che si trova in commercio sotto la denominazione di "assoluta di fior d’arancio dall’acqua".

I dati delle essenze di fiori d’arancio di Tunisia, Algeria, Spagna e Marocco, sono più o meno simili e senza eccessivi divari, da quelli delle essenze di Sicilia e Calabria. L’essenza che secondo taluni più si avvicinerebbe tra queste provenienze a quella ottenuta sulla Riviera francese, sarebbe quella dell’Algeria, che però si distingue per un più alto potere rotatorio e un più alto e un più alto indice di rifrazione.

Nell’olio essenziale di neroli vennero riscontrati i seguenti componenti: l- a pinene, l- canfene, dipentene, aldeide decilica, l-linalolo, l-acetato di linalile, alcool feniletilico, geraniolo e nerolo sia liberi che sotto forma di esteri, a -terpineolo, farnesolo, nerolidolo, antranilato di metile, indolo, tracce degli acidi: fenilacetico, benzoico e palmitico sia liberi che sotto forma di esteri, nonché di acido acetico. Gli oli, o "assolute" dell’acqua, contengono sensibili quantità di acido fenilacetico libero e di alcool feniletilico, antranilato di metile, indolo e paraffina.

Una volta l’olio essenziale di neroli si sofisticava con aggiunte di essenze di petitgrain bigarade, e più raramente di bergamotto e di arancio, sia tal quali che saponificati. Altro tipo di sofisticazione, consisteva nell’aggiunta di fiori della qualità dolce, oppure di fruttini dell’arancio bigarade stesso, e molto più raramente anche di fiori di limone, unitamente ai costituenti sintetici che sono contenuti nell’essenza medesima nella massa vegetale prima della distillazione.

Dato l’altissimo prezzo che in talune annate raggiungeva l’olio essenziale di neroli, per scarsità del prodotto, non esiste fabbrica di materie aromatiche che non possieda uno o più tipi di neroli artificiali, caratterizzati da tutti i principali dati analitici specifici del neroli. Questi prodotti tuttavia sono ben lungi dal possedere l’aroma pieno e dolce dell’olio essenziale puro, che è il complemento assolutamente necessario per le "vere acque di colonia". Nella profumeria di lusso in linea generale questa nota può anche essere conferita dall’assoluta. E’ usato in liquoreria e in proporzioni molto ridotte anche in farmacia. Per quest'ultima applicazione viene data la preferenza all’acqua distillata che viene pure usata in pasticceria. La nota di fiore d’arancio sia sotto forma di olio essenziale che di acqua distillata è assolutamente indispensabile per liquori dolci del tipo Curacao e similari.

COSTANTI CHIMICHE FISICHE DI VARIE ESSENZE DI NEROLI

 Assoluta dall’acquaAssoluta da solv. volatiliOlio distillato
Peso specificoA 15° 0,945¸ 0,968A 15° 0,889¸ 0,929A 25° 0,906
Potere rotatorio+1°47’ a +2°30’-0°5’ a –5°-3°36’
Indice di rifrazione a 20° - -1,4819
Indice di acetilazione - -1,4
Solubilità in alcool di 60° - -1 in 2,5 vol.
Tenore in antranilato di metile11,5¸ 16%2,7¸ 15% -




Essenza neroli 
Bigarade francese
Altre essenzeEssenze di neroli in Calabria

Antiche
Essenze di neroli in Calabria 

Recenti
Peso specificoA 20° 0,864¸ 0,871A 15° 0,8696¸ 0,8812A 15° 0,860¸ 0,924A 15° 0,870¸ 0,878
Pot. rot. a 20°Da +2°35’ a + 6°50’Da +0°20’ a +6°50’Da +2° 50’ a + 56°50’Da +2° 36’ a +10° 28’
Indice di rifr. A 20°1,4707¸ 1.47411,4710¸ 1,47401,4680¸ 1,47401,4695¸ 1,4740
Indice di estere come acetato di linolile6,9¸ 21% - -2,30¸ 14,70%
Indice di estere -20¸ 46,26¸ 127 -
Indice di acvetil. -Sino a 1,8 -0 a 1,35 (eccez.6,20)
Solub.in alcool di 80°1 vol. in 1¸ 2  --1 vol. in 0,9¸ 1,8
Contenuto in antranilato di metile - -0,220,60¸ 1,35
Alcoli totali come linalolo - - -50¸ 67,5%



Olio essenziale di scorza d’arancio


Essenza di arancio. Ne esistono due qualità, la prima, quella di arancio dolce, è di gran lunga la più usata. Gli aranci amari Citrus Aurantium var. amara L. e gli aranci dolci, o Portogallo sinensis, Citrus Aurantium var.dulce L., sono alberi che appartengono alla famiglia delle Rutacee, e vengono coltivati in molte località dell’Italia meridionale prevalentemente lungo le fasce costiere della Calabria e della Sicilia, in tutte le zone costiere del Mediterraneo, specie in Spagna, a Cipro e in Israele. Oltre che in questi Paesi, la produzione si è sviluppata molto anche nella Guinea francese e nelle Antille, in California e in Florida. L’olio essenziale di entrambi i tipi viene ottenuto principalmente per sfumatura dalle scorze (al pari di quanto avviene per l’olio essenziale di limone; le qualità più pregiate sono quelle ottenute a spugna). In pratica la produzione nazionale è fatta a macchina. Ma non a pressione come avviene in altre zone.

L’essenza di arancio dolce e di arancio amaro, come odore e composizione poco differiscono l’una dall’altra. In Italia la produzione ed in particolare l’esportazione, sono accentrate in massima parte nella zona calabro-siciliana, e soprattutto a Reggio e Messina e nei loro dintorni. Mentre un tempo la polpa dell’arancio dolce veniva trascurata a beneficio di quella dell’arancio amaro data la possibilità di estrarre da questo dal 2al 5% di acido citrico, da alcuni anni, grazie all’avvento delle modernissime tecniche di conservazione dei prodotti alimentari, si è resa possibile la fabbricazione di concentrati e di succhi di agrumi con vantaggi economici notevoli. Nonostante che i consumi di oli essenziali siano aumentati in ogni Paese a dismisura, le esportazioni dall’Italia meridionale non hanno seguito il medesimo ritmo, a motivo della forte concorrenza delle qualità africane, della Florida e della California, ove l’essenza si ottiene in parte per spremitura ed in parte per distillazione in corrente di vapore.


Olio essenziale di arancio dolce. E’ il più importante ed è impiegato praticamente in ogni ramo della profumeria, dei prodotti alimentari in genere (caramelle, biscotti, pasticceria), e delle bevande (bibite gassate, liquori, ecc.).

E’ un liquido assai mobile, fortemente destrogiro, di colore giallo oro a giallo bruno e rossiccio, di sapore aromatico e dolciastro, e di odore caratteristico. Ha le seguenti costanti: peso spec.a 15° da 0.848 a 0,853; pot.rot. da +95° a +98°; ind.di rifr. Da 1,473 a 1,475; tenore di aldeide decilicada 1,30 a 2,70%; è solubile nell’alcool a 95°, ed in7¸ 8 vol. di alcool a 90°, con soluzione alquanto torbida (ciò è dovuto al tenore in sostanze cerose, insolubili, che in parte si separano per prolungato riposo). Bolle a 175° a pressione normale e già a 180° i 9/10 di esso distillano. La prima frazione del distillato (sino a 50% in volume), deve avere potere rotatorio pari, o anche superiore a quello dell’essenza dalla quale derivano. Il residuo della distillazione oscilla tra l1,50 ed il 2% (talora anche sino al 4,50%) ha un num. di sap. 11¸ 28, e num. Di esteri 118¸ 157.

Questa essenza al pari di tutte le altre essenze di agrumi viene deterpenata, allo scopo di renderla maggiormente solubile nell’alcool di bassa gradazione. Tutte le essenze di agrumi, siano esse deterpenate oppure no, sono di difficile conservazione e pertanto risulta talvolta preferibile conservare in soluzione al 50% nell’alcool a 95° le essenze grezze, e le essenze deterpenate al 25%.

L’essenza di arancio dolce è composta principalmente da: limonene destrogiro, con piccoli quantitativi variabili di linalolo, terpineolo, citrale, citronellale, antranilato di metile, alcool nonilico ed aldeide decilica. E’ molto usata in profumeria nella fabbricazione delle acque di Colonia, ed in molte qualità di profumi fini, specialmente nelle note Cipro. Viene egualmente usata per la aromatizzazione di tabacchi, e in modo molto saltuario anche per saponeria (minime dosi) e per dentifrici. Molto usata in dolciaria.

L’essenza deterpenata di arancio dolce è un liquido quasi incolore, oppure giallo chiaro che ha peso specifico superiore (0,886¸ 0,900) a quello dell’essenza di partenza, e potere rotatorio pure superiore. Serve in profumeria per acque di Colonia e nelle composizioni molto fini.


 Essenza di arancio dolce della GuineaEssenza di arancio dolce della Florida
Peso specificoA 15° 0,8485¸ 0,8510A 20¸ 25° 0,842¸ 0,846
Potere di rotazioneDa +96° a +98°Da +96° a +99°
Indice di rifrazione a 20°1,4724 ¸ 1,47351,4723¸ 1,4742
Residuo all’evaporazione1,5¸ 2,61,6¸ 4,5
Indice di acetilazione resid.25¸ 36 -
Indice di esterificazione resid.130¸ 153 -
Indice di sol.resid.140¸ 190 -
Tenore in aldeide decilica (*)1,2¸ 2,20,8¸ 2,1
Solubilità in alcool di 95°0,5¸ 4Non totalmente solubile
ComposizioneSi avvicina alle essenze italianePrev. d-limonene (sino 90%) aldeide n-decilica
(*) –CHO con il metodo dell’ idrossilamina



Olio essenziale di arancio amaro. Le piantagioni di arancio amaro si sviluppano nelle zone di produzione nell’arancio dolce. Oltre che sulla fascia della Riviera di Ponente italiana, in modo speciale sulla Riviera francese. In queste zone lo scopo principale delle coltivazioni è la produzione dei fiori d’arancio amaro o bigarade per ricavarne l’essenza relativa. In Calabria e in Sicilia, oltre che per la produzione dei fiori d’essenza, l’arancio amaro viene utilizzato per ricavare dal succo, mediante opportuni trattamenti, dal 2 al 5% di acido citrico e per la produzione dell’essenza dalle scorze.

Viene ottenuta per sfumatura. Si distingue dall’arancio dolce per poche particolarità, una delle quali è il sapore aromatico amaro, per il potere rotatorio sempre inferiore (alla distillazione il potere rotatorio del primo 10% è sempre più elevato di quello dell’essenza originale), ed infine per un più basso contenuto in aldeide decilica. Le sue costanti sono le seguenti: peso spec. A 15° da 0,852 a 0,857; pot.rot. a 20° da +89° a +96° (può in qualche raro caso scendere sino a +86°); ind. Di rifr. A 20° da 1,4730 a 1,4750; tenore in aldeide decilica, massimo 1%; 1 vol. di essenza è solubile in 7¸ 8 di alcool a 90° con opalescenza. Residuo all’evaporazione dal 3 al 5%. L’essenza deterpenata ha peso spec. Superiore (0.892¸ 0,908).

La scorza di arancio amaro ha deboli proprietà eupeptiche; in farmacia serve soprattutto per la preparazione della tintura, dell’estratto fluido e dello sciroppo, tutti inclusi nella F.U., e impiegati come aromatizzanti. A tale scopo è impiegata anche l’essenza.

Le due qualità summenzionate di essenza di arancia vengono immesse sui mercati mondiali in quantitativi di centinaia di migliaia di Kg. Annui.

In Brasile si era pure sviluppata nel corso della II guerra mondiale una notevole produzione di essenza di arancio che veniva destinata quasi esclusivamente all’esportazione verso gli Stati Uniti e che raggiunse ad un dato punto le 200 T annue circa. L’accumularsi delle giacenze che a quanto pare raggiunsero circa le 500 t, gran parte delle quali dovette essere distrutta, fece si che la produzione si restringesse sino a mantenersi sugli attuali livelli di 60¸ 70 t annue che vanno a totale copertura del fabbisogno locale. La Spagna produce forti quantitativi di essenza di arancio, ed ha una industria molto sviluppata per la concentrazione del succo. Le essenze di arancio, ed in modo particolare quella dolce, vengono sofisticate con aggiunte di terpeni(derivati dalla loro deterpenazione), con tracce di terpineolo, d-limonene, tracce di linalolo e di citral, rafforzando tali miscele con aggiunte di un certo quantitativo (dal 3 al 4%) di aldeide decilica. La più comune sofisticazione dell’essenza di arancio dolce nazionale è il taglio con oli di arancio dolce di importazione.

Anche dai chinotti si ottiene un olio essenziale simile a quello degli aranci.

L’olio essenziale o essenza di chinotto si ricava distillando con vapore d’acqua la parte superficiale della scorza che viene tolta ai chinotti prima di sottoporli alla candidatura. E’ un liquido gilallognolo con odore che ricorda l’arancio, ma a fondo poco gradevole; D= 0,847¸ 0,848;a D a 20° da +94° a +96° circa; solubile in 4¸ 5 volumi di alcool di 90°, pochissimo nell’alcool di 80°. E’ costituito per la massima parte di limonene, con piccole quantità di aldeidi ed eteri non bene identificati.

La sua produzione è stata eseguita solo sperimentalmente.


Olio essenziale di limone


Essenza di limone. E’ l’olio essenziale ottenuto dalle scorze dei limoni. L’estrazione dell’essenza si effettuava una volta manualmente e unicamente a spugna, cioè premendo la scorza staccata dal frutto diviso a metà con uno speciale coltello, su di una spugna che a sua volta viene spremuta allorché è carica di liquido. L’olio essenziale così ottenuto era di ottima qualità, ma per ragioni di economia oggi si è passati alla produzione a macchina, cioè introducendo i limoni interi in macchine dette sfumatrici, consegnate in modo che raschiano leggermente e comprimono le superfici dei frutti rompendone le ghiandole oleifere e facendone sprizzare l’essenza. Vi sono anche altre tecniche di spremitura ed infatti viene pure impiegato il sistema di spremitura mediante torchio idraulico dei limoni sminuzzati, distillando poi in corrente di vapore a pressione ridotta la massa melmosa che scola dal torchio. Il residuo della centrifugazione e distillazione serve per la produzione dell’acido citrico o del citrato di calcio.

Sono in media necessari circa 200Kg di limoni (1500 - 2000 frutti) per ottenere 1Kg di essenza. La qualità più fine deriva da frutti non ancora giunti a maturazione, durante il periodo fine novembre- primi di marzo per le zone di produzione ioniche, mentre nella regione di Palermo il raccolto e la relativa produzione in essenza può prolungarsi sino a tutto aprile e oltre. A partire da queste date la qualità si abbassa.

Nelle buone qualità si può raggiungere un titolo del 5% in citrale, ma la percentuale di citrale elevata non è determinante per la qualità, anche se commercialmente è invalso l’uso del titolo minimo del 4%. Questo tenore in citrale varia grandemente di anno in anno. Gli oli essenziali prodotti lungo la costa ionica possiedono un pot. rot. superiore alla media.

Caratteristiche. L’olio essenziale ha l’aspetto di un liquido assai mobile, dal colore giallo o giallo oro, e più sovente giallo –verdastro se di recente produzione; possiede un caratteristico profumo fresco e gradevole, e un sapore dapprima piacevolmente aromatico e poi lievemente amaro. Alla luce ed all’aria si altera in misura notevole, intorbidandosi con la formazione di un residuo resinoso quasi assolutamente insolubile, che conferisce all’essenza la sua tonalità di resina.

Le buone qualità di essenze possiedono le seguenti costanti: peso spec. A 15° = 0,856¸ 0,861; pot. Rot. A 20° da +57 a +61°; ind.rifr. a 20°=1,471¸ 1,476; tenore in citrale da 3,5 a 5%; residuo all’evaporazione da 1,5¸ 2,2 fino a 4% negli oli spremuti a mano, e da 5 a 6,5% per quelli a macchina; num. di acidità del residuo all’evaporazione da 19 a 39; num. di estri 100¸ 214. 1 vol. solitamente solubile parzialmente in 6¸ 8 vol. d’alcool a 90° per la presenza di composti mucillagginosi e cerosi; soluzione chiara in 3 vol. d’alcool a 95°; totalmente solubile in alcool assoluto, etere, cloroformio, benzolo ed alcool amilico. Per la presenza anche di piccole quantità di acqua nell’olio, le soluzioni in solfuro di carbonio e benzolo si presentano un poco torbide.

I dati supportati non sono però quelli più universalmente accettati. Oggi si commercia sulla base delle seguenti costanti: peso spec. A 20°=0,852¸ 0,858; ind.rifr. a 20°=1,474¸ 1,476; pot.rot. a 20° da +57 a +65°; residuo all’evaporazione 1,5¸ 3,6%; num. di acidità massimo 1,4; tenore in costituenti carbonilici espressi come citrale dal 3 al 5%.

Le essenze di limone deterpenate e sesquideterpenate possiedono i dati seguenti:

 DETERPENATESESQUIDETERPENATE
Peso specifico a 15°0,8935¸ 0,89900,898¸ 0,902
Potere rotatorio a 20°-5°¸ -8°30’-3°30’¸ 1°
Ind. Di rifrazione a 20°1,481 
Tenore in citrale40¸ 52%60¸ 65%
Tenore in esteri (Calcol. Come acetato di linalile)16¸ 24%15¸ 25%
Tenore in sesquiterpeni20¸ 24%Tracce
Solubilità: 1 vol. in1 d’alcool a 80°
3¸ 8 d’alcool a 75°
1¸ 3 d’alcool a 70°
6¸ 15 d’alcool a 60°


Gli Stati Uniti ed il Brasile si sono portati all’avanguardia tra i competitori delle essenze calabro- sicule, ed esistono buone produzioni anche in Spagna ed in Palestina e recentemente pure a Cipro. Negli Stati Uniti la zona di produzione principale è la California.

La Spagna ha una produzione alquanto irregolare di essenza. Costanti di un olio essenziale spagnolo, prodotto a spugna: peso spec. A 25°=0,851; pot.rot. a 25°=62°40’; ind.rifr. a 20°=1,4748; tenore in aldeidi (calc. Come citrale) 4,5%; per l’essenza estratta a macchina i dati differiscono per un potere rotatorio alquanto più basso (57°50’¸ 59°) ed un inferiore contenuto in citrale (3,4%); il residuo all’evaporazione varia da 3,7 a 4,1%.

Nel Brasile la produzione di limoni si è sviluppata alquanto nel corso della II guerra mondiale, mancando il prodotto italiano. I limoni crescono rigogliosi nello Stato di san Paolo. Le essenze che se ne ricavano presentano le seguenti costanti fisico- chimiche: peso spec. A 25°=0,851; pot. Rot. A 25°=+63°5’; ind. Rifr. A 20°=1,4746; tenore in citrale 2,0%; residuo all’evaporazione 3,8%. La qualità brasiliana è nettamente inferiore come tenore in citrale sia alle qualità italiane più correnti che a quelle spagnole.

Anche in Palestina, oltre che a Cipro, in anni recenti si è sviluppata una discreta industria il cui prodotto viene esportato quasi esclusivamente verso la Gran Bretagna. Mancano dati analitici precisi di questa essenza, la quale però viene garantita rispondente i dati della F.U. britannica.

Negli oli essenziali di limone sono stati riscontrati i seguenti costituenti: ottilene, a - e b -pinene, canfene, metileptenone, b -fellandrene, d-limonene, che ne è il principale costituente, g -terpinene, a -terpineolo, aldeidi C8, C9, C10 e C12 (laurilica), citronellate, citrale, acetato di linalile e geranile, nerolo e citronellolo probabilmente sotto forma di esteri, bisabolene, cadinene (un alcool primario sesquiterpenico), acido acetico, caprinico, laurico; forse antranilato di metile, limettina e unito a questa probabilmente anche un fenolo. L’acetato di linalile è presente nelle essenze di produzione nel palermitano, mentre è assente in quelle prodotte sulla costa ionica.

La qualità di California ha circa una 0,5% di residuo solido all’evaporazione, ed un tenore inferiore in citrale, che talvolta giunge all’ 1,50% rispetto alle qualità siciliane.

Usi. L’olio essenziale di limone è uno tra i più importanti prodotti del genere, se non il maggiormente usato in molteplici industrie, dalla alimentare alla profumeria e alla farmaceutica. E’ particolarmente nell’industria alimentare che l’olio di limone trova una vastissima gamma di applicazioni, per cui il suo consumo aumenta d’anno in anno.

Immagazzinamento e imballaggio. L’essenza di limone immagazzinata deve essere conservata in locali freschi (10¸ 12°) e scuri, entro grandi recipienti in rame perfettamente stagnato, e ove tale conservazione dovesse prolungarsi sino ad un anno ed oltre, sarà necessaria una chiusura perfetta del recipiente, sotto vuoto.


 ALTRI PRODOTTI